Saper viaggiare
- Luca Gandola
- 25 apr 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Abbiamo incontrato Vittorio de Sena, qui a Palermo. Non fisicamente, certo. Ma alcune coincidenze ci hanno portato a conoscere il suo lavoro di documentarista. Anche il web, che di solito, nella mia mente, occupa il posto di un intruso interessato solo a rimpinzarmi di cookies, mi ha spinto verso questo regista, da alcuni considerato il padre del documentario in Italia.
Come un'onda, quindi, "Lu tempi di li pisci spada" ci ha raggiunto. E' un cortometraggio del 1954, che, su pellicola 35mm a colori, ritrae la tecnica della pesca al pesce spada a largo dello stretto di Messina.

Altre questioni, tra cui l'incontro, ancora più fortuito, con un regista palermitano, ci hanno incoraggiato ad approfondire il suo operato e allora abbiamo guardato "Isole di fuoco" (1954) e poi "Sulfarara" (1955) e "Pasqua in Sicilia" (1955). Uno dopo l'altro, come si guardano le foto, quelle stampate.
A parte la questione tecnica, di cui, effettivamente, immaginare le vicissitudini arricchisce il gusto della visione, questi corti ci hanno incantato, ispirato per il loro lato immersivo: per il posto che, guardandoli, il regista ci fa prendere.
Il girato ci ha affascinato, sicuramente, ma anche educato a un certo sguardo, a una certo tipo di partecipazione che fa di un video, un documentario; ci ha soprattutto smossi, scossi, svegliati e interrogati sul cosa vuol dire la scoperta (e quindi, per adattarlo al nostro caso, il viaggio).
Il regista, tramite i suoi lavori, ci racconta di un Sud Italia non caricaturato dal contro-effetto del turismo di massa, non consumato da quello, prima che si trasformasse, la cultura, in folklore. Più che il tema, però, colpisce il processo: ci mostra la maniera più genuina di porsi di fronte al nuovo.
Durante un'intervista del 2008 dichiara:
<[...]qualche volta partivi...non è che avevi un disegno. Io mi ricordo: avevo un soggetto di una pagina [...], lo aggiornavo e integravo strada facendo>.
Ci mostra, de Seta, che il documentario è traccia di un incontro e che l'incontro è vero solo se si è aperti a quello che arriva.
Nella stessa intervista:
<Abbandonare la propria presuntuosa visione della vita e immedesimarsi in quello che trovi...Tu metti sempre qualche cosa, [...], ci sei, intervieni, ma quasi in funzione complementare>.
__ Luca Gandola
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